Pupi Avati dedica un romanzo alla cultura contadina

Siamo abituati a vedere Pupi Avati come regista di grandi film, ma in questa occasione ne parliamo come scrittore. Il suo ultimo libro “Il signor Diavolo”, è ambientato nel Polesine degli anni ’50 in cui emergono superstizioni contadine e credenze cattoliche in una storia dai toni neri tipici del gotico.

Una pesante storia aggrappata alla realtà

Il Polesine degli anni ’50, come gran parte dell’Italia rurale di quel periodo, faceva da sfondo a eventi inquietanti, difficili da comprendere e spesso avvolti da un’indecifrabile trina composta da paura, superstizione, follia, dolore e religione che tessuti a dovere danno vita a situazioni in cui neppure la fantasia riesce a dare risvolti peggiori. Il soggetto di Avati era nato per il cinema. Purtroppo non ha incontrato interesse in un mondo cinematografico, quello italiano, dove solo la commedia ha grandi spazi. Solo le storielle leggere, che non richiedono impegno mentale e fanno ridere, senza dover comprendere la battuta, hanno successo, diversamente nessuno è disposto a produrre. Fortunatamente è arrivato Sky che trasformerà i pensieri di Avati in una fiction che avrà un titolo molto sinistro: “Bare galleggianti”:

Il diavolo di Avati

In questo modo il diavolo di Avati prenderà una nuova strada e si ritroverà in questa fiction in cui il regista racconta: “un fatto spaventoso che parzialmente è citato anche fra le pagine de Il signor Diavolo. Pochi si ricordano dell’alluvione che colpì il Polesine nel novembre del 1951. La gente di quelle terre si era a malapena risollevata dalla guerra, quando un’altra terribile tragedia si abbatté su di loro. Vennero travolti dall’acqua interi paesi. All’epoca io ero un ragazzo e vennero fatte collette nelle scuole per raccogliere soldi per la gente sfollata in quei luoghi. Ho voluto rievocare quel momento terribile raccontando la storia di due bare che dopo l’alluvione non si trovano più nel cimitero in cui erano sepolte”.

Tutti hanno compreso il piacere e la nostalgia che prova Avati nella semplicità del passato, nelle piccole cose che facevano grandi le persone normali. Il libro e la prossima fiction non fanno che confermare questa passione del regista che ci ha portato spesso nei tempi andati.

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